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Bimbo in stato vegetativo dopo aver rischiato di annegare: nel mirino il salvagente

Per il consulente dell'accusa a causarlo è stato un dispositivo fatto artigianalmente con braccioli e collant

Ha rischiato di morire annegato in piscina a Gemona, a 3 anni, per colpa del dispositivo che doveva tenerlo a galla. Per Mauro Cossovel, esperto di sicurezza in acqua, fu quella ‘tartaruga’, fatta artigianalmente con braccioli e collant e non omologata, a spingere in avanti il corpo del bambino e il suo viso in acqua. Il 3 luglio 2015 il piccolo ebbe un arresto cardiaco e, dopo la rianimazione, è rimasto in stato vegetativo. In Tribunale a Udine è in corso il processo d’appello, dopo la condanna decisa dal giudice di pace, nei confronti della presidente dell’associazione che gestiva la struttura e di un istruttore di nuoto accusati di lesioni colpose. 

“Il dispositivo - ha spiegato il consulente - non doveva essere indossato dal piccolo nella fase ludica del corso di nuoto. Serve a tenere il corpo parallelo all’acqua nelle lezioni, durante il gioco è controproducente”. Di parere opposto il consulente della difesa, che ha già testimoniato. I due tecnici saranno richiamati in aula nella prossima udienza per un confronto faccia a faccia. 

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