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Caso Petrillo, depongono i testimoni della difesa

"Fece sicuramente l'iniezione, ma mia figlia risultò senza anticorpi". Lo ha affermato una testimone della difesa

Nel processo che vede imputata Emanuela Petrillo, l’infermiera accusata di aver finto di vaccinare centinaia di bambini tra Treviso, Udine e Codroipo, sono cominciate le deposizioni dei teste della difesa. Tre le testimoni, chiamate dal difensore, l’avvocato Paolo Salandin, che hanno parlato davanti al Tribunale collegiale di Udine. 

“Avevo dubbi e non volevo vaccinare la piccola che aveva tre mesi - ha affermato una oss di Conegliano -, ma la Petrillo mi convinse a farlo. Nel 2016 andai espressamente da lei, che mi tranquillizzò mostrandomi come preparava la siringa. Fece l’iniezione sulla coscia - ha continuato - e mia figlia si mise a piangere. Poi la zona della puntura si arrossò, tanto che ci misi il ghiaccio, e le salì la febbre”. Nonostante ciò nelle verifiche anticorpali effettuate nel 2017, dopo che scoppiò il caso, la bimba risultò priva degli anticorpi. 

Nel 2016 andai espressamente da lei, che mi tranquillizzò mostrandomi come preparava la siringa. Fece l’iniezione sulla coscia - ha continuato - e mia figlia si mise a piangere. Poi la zona della puntura si arrossò, tanto che ci misi il ghiaccio, e le salì la febbre”. Nonostante ciò nelle verifiche anticorpali effettuate nel 2017, dopo che scoppiò il caso, la bimba risultò priva degli anticorpi. 

Sul banco dei testimoni è salita anche un’assistente sanitaria che lavorò con la Petrillo dal 2009 al 2012 a Codroipo. “Non ho rilevato nulla di anomalo nel suo comportamento - ha detto -. Sembrava preparata e aveva una grande capacità comunicativa con i genitori. E rispettavamo i tempi di quelli con dubbi e perplessità. Non credo che Emanuela fosse una no vax”. L’infermiera, poi, ha riferito di aver segnalato a più riprese le inadeguatezze del sito vaccinale codroipese di allora: stanze piccole, troppo calde o troppo fredde, e frigoriferi non ottimali. Infine, la donna ha riportato che non si dava molto peso alla registrazione del lotto dei vaccini somministrati e che i bidoncini dei rifiuti venivano chiusi non a fine seduta, ma quando erano pieni. 

Una procedura, quest’ultima, adottata anche nell’Azienda sanitaria veneta ‘Marca Trevigiana’, come riferito da una terza teste, un’assistente sanitaria che lavorò con la Petrillo per alcuni mesi nel 2016. “Allora notai - ha spiegato la testimone - che la Petrillo utilizzava una tecnica diversa dalla mia, impugnando le siringa e spingendo lo stantuffo con il pollice, e che non faceva piangere i bambini. Le chiesi come faceva e lei mi rispose che era questione di esperienza”, ha concluso. La prossima udienza è prevista per fine ottobre. 

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