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Un 'documentario' infanga Giulio: 'spia dei Fratelli Musulmani'

Alla vigilia della prima udienza ai quattro 007, è stato diffuso un video che mette in cattiva luce il ricercatore friulano. Nel filmato appaiono interviste a ex ministri, parlamentari e militari

Prima udienza preliminare, oggi davanti al Gup di Roma, del processo che vede imputati 5 appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell'uccisione di Giulio Regeni, avvenuta a Il Cairo nel 2016. Ieri, alla vigilia dell’udienza, è comparso ieri su Youtube, nel canale The story of Giulio Regeni, un documentario che scredita il giovane ricercatore friulano, insinuando fosse una spia dei Fratelli Musulmani. “L'ennesimo inaccettabile tentativo di depistaggio” scrive in una nota Erasmo Palazzotto, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte del ricercatore, che parla anche di documentario vergognoso. Sul video, in lingua araba e con i sottotitoli in italiano, è già bufera, anche perché raccoglie pure interviste a vari esponenti italiani, politici e militari, che poi hanno affermato di essere stati contattati con l’inganno. Tra le persone intervistate spiccano il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, il deputato di Forza Italia Maurizio Gasparri e l'ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

“E' molto grave che esponenti italiani, politici e militari, si siano prestati a questa operazione ignobile – scrive Palazotto. E' grave che Gasparri abbia gettato discredito non solo su Giulio Regeni ma sul suo stesso Paese giustificando di fatto gli oltraggi ricevuti dai nostri magistrati da parte egiziana. La Commissione che presiedo – prosegue Palazzotto - non tralascerà alcun dettaglio e cercherà di fare luce su ogni zona d'ombra di questa vicenda”. Sia il generale Tricarico che Gasparri, nelle loro interviste, hanno sostenuto la necessità che si indagasse di più su Cambridge. “Alimentare la cultura del sospetto, continuando a fare allusioni su Cambridge senza alcuna evidenza – replica il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Palazzotto - contribuisce a distogliere l'attenzione dal Cairo dove Giulio Regeni è stato ucciso e dove ancora oggi si trovano impuniti i suoi torturatori e i suoi assassini".

"Non ho giustificato chi ha ucciso Giulio Regeni, ho detto che bisognava indagare di più su Cambridge per capire meglio quello che è avvenuto. Le mie parole sono state rese funzionali alle tesi del filmato che io non condivido". Così il generale Tricarico, che ha spiegato di essere stato intervistato un mese fa da un giornalista egiziano che ha detto di lavorare per Al Jazeera e Al Arabiya. Maurizio Gasparri dice di ritenere che si debba indagare Al Cairo come a Cambridge. “Sono rincresciuto – afferma - dell'esito deludente delle indagini condotte dai giudici romani in Inghilterra".

"Ciò non toglie nulla all'orrore. Ma mi chiedo - aggiunge - come mai in Italia si polemizza giustamente con le mancanze dell'Egitto, mentre non ho visto la stessa indignazione nei confronti della mancata collaborazione di Cambridge".

L’ex ministro Elisabetta Trenta riferisce di essere stata intervistata con inganno, contattata da una persona che si è presentata come rappresentante dell'emittente araba Al Arabiya in Italia. "Se avessi saputo che la mia intervista sarebbe finita in un documentario che considero vergognoso e inaccettabile, naturalmente non avrei mai dato il mio consenso – ha scritto in un post su facebook. Mi auguro si faccia luce il prima possibile su quanto accaduto. Colgo l'occasione per ribadire la mia più sentita vicinanza alla famiglia Regeni", conclude Trenta.

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