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Sacile, ritrovata e restaurata una spada medievale del XIII secolo

Il prezioso manufatto era stato sequestrato nel 2017 in un'abitazione privata. Ora viene consegnato alla Soprintendenza

Sacile, ieri mattina, i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale consegnano alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia una spada medievale del XIII secolo.

Il prezioso manufatto era stato sequestrato a maggio 2017 in un’abitazione sacilese, assieme ad altri reperti storici. L’indagine, coordinata dalla Procura di Pordenone e condotta anche grazie alla collaborazione della Stazione Carabinieri di Sacile, era culminata in una perquisizione domiciliare che aveva consentito il ritrovamento dell’arma bianca, ma anche di vario materiale archivistico tra cui due tomi risalenti al XVIII secolo, un manoscritto e cinque antifonari membranacei (manoscritti liturgici) risalenti al XVI secolo, già restituiti alla Parrocchia di San Nicola Vescovo di Sacile.

La spada era stata ritrovata dall’illecito possessore nei fondali del fiume Livenza. I Carabinieri Tpc avevano disposto un’immediata analisi da parte della Soprintendenza, che ne ha stabilito l’originalità e il particolare pregio, contestualizzandola nel territorio sacilese.

Di particolare interesse per rarità e pregevole fattura, si tratta di un esemplare di spada a una mano con elsa a bracci diritti e pomo a disco decorato a niello databile al XIII secolo.

Tale tipo di manufatto non trova frequenti riscontri, poiché sono rari i contesti duecenteschi che hanno restituito una spada integra, trattandosi di oggetti legati allo status del possessore, che non venivano mai eliminati in modo indifferenziato, bensì trasmessi all’interno della famiglia nobiliare di appartenenza (qualora non seguissero il destino del possessore nella sepoltura), o al limite rifusi.

La spada è stata oggetto di un accurato restauro sostenuto e diretto dalla Soprintendenza ed effettuato da personale specializzato di Padova. L’intervento di ripulitura e consolidamento ha permesso la messa in luce dello sguscio centrale (scanalatura che corre nella parte mediana della spada, nota anche come “colasangue”), ma anche del puntale del fodero in ferro con rivestimento di stagno, evidenziando particolari interessanti sotto il profilo estetico, quali la decorazione del pomo costituita da una croce, forse affiancata da una sigla, effettuata ad agemina con lamina d’oro.

Durante il restauro si è provveduto ad analizzare le numerose tracce organiche presenti sulla lama, sui bracci e sull'impugnatura, campionate ed esaminate dal Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como. Una campagna di analisi in microscopia ha restituito le caratteristiche generali della spada, dotata di un fodero in cuoio costituito da un’anima in legno di faggio utilizzato anche per l’impugnatura.

Il detentore dei beni sequestrati è stato denunciato, in quanto ritenuto responsabile di violazione in materia di ricerche archeologiche e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, puniti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e oggi sottoposti a un regime sanzionatorio più gravoso alla luce della riforma legislativa che ha inserito nel Codice penale un nuovo titolo dedicato ai delitti contro il patrimonio culturale, con i quali punisce, con pene più severe rispetto a quelle previste per i corrispondenti delitti semplici, il furto, l'appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e l'auto-riciclaggio e il danneggiamento che abbiano a oggetto beni culturali.

I Carabinieri del Nucleo TPC di Udine ricordano che, ai sensi della normativa vigente, l’attività di ricerca di reperti archeologici – la cui proprietà è dello Stato – e, più in generale, di tutti i beni culturali tutelati dalla legge, è riservata al Ministero della cultura che può dare in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione di tali attività.

Nel caso di rinvenimento fortuito, lo scopritore dovrà, entro le successive 24 ore, farne denuncia al Soprintendente, al Sindaco della località dove è avvenuta la scoperta o alle forze dell'ordine, tenendo conto che la legge prevede anche la corresponsione di un premio da parte dello stesso Ministero.

Nel caso specifico, l’auspicio della Soprintendenza sarebbe quello di esporre il prezioso manufatto nel Museo Archeologico del Friuli Occidentale di Torre di Pordenone, dove sarebbe conservato e valorizzato per la fruizione pubblica, a disposizione della comunità per motivi di studio e di arricchimento culturale.

La cerimonia ufficiale di consegna questa mattina, nel Salone d’Onore di Palazzo Ragazzoni, alla presenza del Sindaco di Sacile Carlo Spagnol, dell’assessore regionale Tiziana Gibelli, del Comandante provinciale Carabinieri, colonello Luciano Paganuzzi, del Comandante del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, maggiore Lorenzo Pella, e della Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio Fvg Simonetta Bonomi.

"La Regione è grata ai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale perché con il loro lavoro ci restituiscono pezzi importanti della nostra storia e delle nostre radici. Buona è la notizia che ora la Soprintendenza esporrà il prezioso manufatto recuperato nell'operazione al Museo Archeologico del Friuli Occidentale di Torre di Pordenone, dove sarà conservato e valorizzato per la fruizione pubblica, a disposizione della comunità per motivi di studio e di arricchimento culturale", ha detto l'assessore Gibelli.

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